di Michele Robusto (*)Affitasi case, camere, divani: divani? Sì, divani. Viaggio semiserio nel sistema di accoglienza antico e post-moderno del couch surfing: dalla California a Rignano, sulla Montagna Sacra. Ognuno di noi porta in se un divano. In qualcuno prevale la poltrona.
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Il sofà lega epoche diverse, propone nuove conoscenze, condivisione, essendo un arredo multiposto per definizione, e unisce luoghi lontani con il nostro territorio dove un bicchiere d’acqua e un posto a sedere non si negano mai a nessuno. I soggetti “poltrona” sono autoreferenziali e solitari: vogliono per se tutti e due i braccioli.
Il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, Rignano Garganico, duemila abitanti, è pronto ad accogliere i pellegrini e i viaggiatori del duemilaotto, diretti a San Giovanni Rotondo in occasione dell’ostensione del corpo del Santo di Pietrelicina, che dallo scorso 24 aprile ha richiamato folle di fedeli sul promontorio.
Per fronteggiare l´emergenza ricettiva, dal momento che si profila il tutto esaurito negli alberghi e tra gli affittacamere della città di San Pio, il piccolo centro, balcone del Gargano sul Tavoliere, offre miniappartamenti e posti letto, ma anche divani in affitto: accoglienza, antica e post moderna, di tipo familiare.
Proprio il divano. Il posto dove scaricare tutti gli stress della giornata in piena passività alla Homer Simpson; dove lasciarsi “abbalire” dalla televisione o dall’apatia e, per i più abili, il luogo dove raccogliere energie e meditare pronti riscatti. Ma di solito il divano, fiorato, a fasce, del supermercatone o del mobilificio, anche a doppia imbottitura, stimola conversazioni, approcci fisici o sonnecchiate, a volte effimere perché è il luogo dove si viene sopraffatti dalla stanchezza, dove il sonno non è comodissimo e comunque sul letto poteva riuscire meglio.
Ognuno ha un divano del cuore o, in casi umani, il divano intoccabile, quello negato alla propria infanzia, avvicinato in rare occasioni, vellutatissimo, neanche fosse stato teflon da padelle, cui era severamente proibito avvicinarsi.
Anche peggio: chiuso nel “salot-tobbuono”. Di solito il divano inarrivabile non è mai stato confortevole neanche per l’immaginario dei sonni caldi e profondi, un arredo non vissuto, per la fredda accoglienza: un divano per terga nobili.
Forse la storia del divano è cambiata se prenderà piede il rignanese-californiano coach surfing, letteralmente surf tra i divani, un innovativo modo di ospitare o di trovare accoglienza temporanea, libero, economico e irregolare, lungo un percorso on the road che, per la natura della nostra zona, può diventare un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo.
Il nostro territorio è caratterizzato storicamente da pellegrinaggi, da senso di accoglienza, da viaggiatori e viandanti, da santi e crociati. Infatti, già attorno all’anno mille, l’abitato nei pressi della Santa Grotta di Monte Sant’Angelo andò lentamente espandendosi proprio per l´esigenza di ricoveri e giacigli da destinare ai sempre più numerosi pellegrini. Si formarono le prime "mansioni" che si trasformarono, successivamente, in vere e proprie abitazioni e costituirono il primo nucleo urbano: nacque il Rione Junno. Intorno al X secolo, Monte Sant´Angelo, meta di migliaia di fedeli e viaggiatori in cerca di salvezza che sfidavano il lungo cammino e l’ardua ascesa fino agli 800 metri, era costituita solo da questo bel lissimo quartiere. Successivamente i Signori che si avvicendarono a mantenere e proteggere l´Honor Montis Sancti Angeli impressero qui i segni storico-artistici più significativi dell´intero Gargano.
La storia si ripete, anche quella dei pellegrini. E il divano o la camera da fittare servono anche per riportare, dopo lunghi anni, il visitatore nel centro di Rignano, dalla collocazione straordinaria, anch’esso in epoca medioevale posto lungo la Via Sacra dei Longobardi: il leggendario cammino che legava i luoghi fondamentali del culto micaelico, da Mont Saint Michel in Normandia fino a Monte Sant´Angelo. Oggi il traguardo di questa appendice di Via Francigena è San Giovanni Rotondo.
La storia del divano in affitto, invece, ha radici recenti: California, 1998. Un web designer di 25 anni, tale Casey Fenton, è divenuto il guru di questa filosofia di viaggio denominata couch surfing.
Casey voleva visitare l´Egitto in compagnia di un amico e, per evitare il viavai negli ostelli più o meno decorosi, grazie alla sua abilità nelle tecnologie telematiche è riuscito ad applicare il sistema del peer to peer alle vacanze estive. Ne è derivato un nuovo modo, democratico e paritario appunto, di concepire i viaggi che fa propria la logica della condivisione.
Da tempo esiste, infatti, la possibilità di mettere a disposizione la propria casa in cambio di un´altra, situata in un luogo interessante per la vacanza, una sorta di gemellaggio temporaneo che mette in contatto persone intenzionate a visitare i reciproci paesi senza svenarsi. Da tempo esiste pure il bed & breakfast, originariamente letto e colazione nella propria abitazione ad avventori a costi modici (!).
Nel caso del couch surfing la proposta riguarda quella meravigliosa macchina per inattività chiamata divano, rigorosamente non a letto estraibile. Migliaia di ragazzi in poco tempo hanno aderito a questo movimento e stanno mettendo a disposizione tutti i divani della propria abitazione, anche quelli del salottobbuono, per ricevere in cambio aiuto nelle faccende domestiche o, ancora meglio, scambio di ospitalità. Le mete più ambite: Londra, Parigi, Barcellona, Berlino. Sul loro sito ufficiale (www.couchsurfing.com) si possono trovare informazioni per “divinare” i propri viaggi, valutazioni sulla qualità e la pulizia dei diversi ospiti, profili e racconti. Una forma di autocontrollo, pare, del sistema di scambio.
Il coach surfing può sposare la voglia di “on the road” di chi, anche tra le giovani generazioni, non gradisce farsi organizzare il viaggio nei modi e nei tempi o di chi spinto dall´aspirazione di essere viaggiatore più che turista, o anche dalla devozione, non voglia rinunciare a una meta per i costi o per il tutto esaurito. È senz’altro un sistema basato sul presupposto di aprirsi a nuove conoscenze.
Una soluzione adeguata anche per le tante generazioni purtroppo cresciute al monito di “non mettere le scarpe sul divano!” proprio quando si era sul punto di un allungo soporifero.
(*) Viveur - Il settimanale del tempo libero

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