Storia di immigrazione - Anche a Rignano Garganico c’è un matrimonio “misto” che resiste all’insegna dell’integrazione: il medico Imani Behrouz e il tecnico Vittoria Urbanodi Angelo Del Vecchio
L’amore è il sentimento più nobile e profondo della natura umana. Ragion per cui non ha confini né di razza, né di etnia, tanto meno di religione, anche quanto alla base c’è una educazione – formazione tradizionale e radicata. E’ quanto accaduto ad una coppia, di cui lui ha alle spalle la frequentazione rigorosa del credo musulmano e l’altra di puro sangue e tradizione cristiana. A confermare la tendenza è l’aumento consistente in Italia dei matrimoni misti, celebrati con rito civile o nell’uno o l’altro credo religioso. E questo, grazie al fenomeno immigratorio, che sta trasformando la società italiana e contribuisce in misura rilevante, non solo a risollevare le sorti dell’economia ma anche al rialzo del tasso delle nascite, rimasto per lungo tempo sulla soglia dello zero. La vicenda ha come protagonista un medico iraniano di 49 anni attualmente in servizio presso il reparto del 118 in quel di Ancona. Si chiama Imani Behrouz. A raccontarci la storia della sua vita e lui stesso. Lo fa con viva partecipazione e calore, ritenendosi e sentendosi un perfetto italiano, come in seguito si dirà. Egli nasce nel 1959 a Sari, capoluogo della Provincia di Mazandaran, un moderno e movimentato centro turistico sull’entroterra della piana costiera in prossimità del Mar Caspio, a Nord di Alborz Montagne, a 270 km circa da Teheran. Dato il clima semitropicale, la stagione delle piogge qui dura circa sette mesi, con una precipitazione annua di più di 100 mm, dando al paesaggio un aspetto verde e lussureggiante chiaramente visibile in mezzo alle montagne. La sua popolazione attuale ammonta a circa 260.000 abitanti (568.214 abitanti, includendo l'area metropolitana, nel 2006). Ha una lunga storia e si dice che sia stata la capitale della antica Tabarestan durante il regno di Sassanians prima della conquista araba. Ci sono un certo numero di luoghi da vedere in città; tuttavia, la maggior parte dei turisti usano questo centro come un punto di partenza, per visitare poi località, paesaggi ed architetture ammirevoli intorno al Drovince di Mazandaran. La sua famiglia a quei tempi è benestante e il padre gestisce un’avviata e aggiornata libreria. Pertanto, ai figli non fa mancare mai niente, specie in termini di istruzione. Imani trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza tra libri e scuola fino al diploma, ottenuto con il massimo dei voti. A questo punto, il padre decide di mandarlo in Europa a proseguire gli studi universitari, così come era costume ai tempi dello scià per i figli della borghesia medio – alta. Intanto, è in corso la rivoluzione scoppiata l’anno prima, che porta al potere dell'Iran l' Aytollak Ruhollāh Mosavi Khomeini, uno dei massimi esponenti religiosi della comunità sciita (secondo solo al Grande Ayatollah Shariat-Madari) il quale dichiara l'Iran Repubblica Islamica. Alla guida del governo vi resterà fino alla morte avvenuta nel 1989. Comunque sia il giovane riesce ad abbandonare il Paese e nel 1980 lo troviamo all’Università di Perugia in Italia, dove per sei mesi segue un corso per l’apprendimento della lingua italiana. In seguito sarà la guerra contro l’Irak a scoraggiarlo dal rientrare in patria. Superato brillantemente il corso di lingua, Imani si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l ‘Università degli Studi di Ancona, dove si laurea nel 1991. Qui, nei primi due anni riesce ad essere mantenuto agli studi dalla famiglia. Ma come accennato in seguito tale mantenimento è reso impossibile per via dell’alta tassazione. Tornare indietro? No, a Imani piace tanto l’Italia, dove si sente ormai inserito a pieno titolo nella comunità, con la quale condivide la cultura, la storia e il modus vivendi. Fa diversi mestieri, in particolare il cameriere. Con i proventi riesce non solo a mantenersi agli studi, ma anche a vivere una vita discreta. Durante gli studi conosce Vittoria, una studentessa rignanese che a quel tempo frequenta il corso di Tecnico di Neurofisiopatologia. E’ un amore a prima vista che cancellerà in lui per sempre ogni legame con la madre patria, pur essendo fortemente legato alla sua famiglia, in particolare alla figura paterna. Nel 1995, quando entrambi vivono e lavorano a Milano ( lei come tecnica presso l’Ospedale Maggiore di Niguarda, lui in un laboratorio di analisi, attività quest’ultima mutuata con quella di Guardia Medica), il rapporto di coppia è suggellato con il matrimonio. Per sette anni resteranno nel capoluogo. Nel frattempo, Vittoria si iscrive a Medicina, ma fa pochi esami, per via dei suoi impegni casalinghi e di lavoro. Per cui al quinto anno è costretta ad abbandonare l’idea di diventare medico. Per Imani, due medici in famiglia sono di troppo, a lei spetta allevare e curare con attenzione i due figli, nati nel frattempo, Daniele e Andrea. Il primo ha attualmente 10 anni, l’altro 5. Nel maggio del 2000, trasferitisi da Milano, si stabiliscono a Grotta a Mare, ridente località della costa marchigiana. Qui la famiglia sta vivendo momenti di vera tranquillità. Entrambi lavorano agli Ospedali Riuniti “Torrette” di Ancona. Imani esercita la sua funzione di medico presso il servizio “118”, mentre Vittoria continua ad essere impegnata nel suo ruolo di tecnica. Spesso la famiglia si sposta a Rignano, per trascorrere momenti di relax con i famigliari di lei ed anche perché lui ama il Gargano e le sue bellezze naturalistiche, come per il resto l’intera costa pugliese che, a suo dire, gli ricorda tantissimo le lunghe distese di sabbia della sua città natale. Ora che la modernizzazione del suo paese ha raggiunto livelli altissimi e gli spazi di libertà si sono ampliati, Iman e la sua famiglia di tanto in tanto raggiungono l’Iran, spinti soprattutto dagli affetti. Infatti, ci vanno per riabbracciare i genitori e gli altri fratelli e sorelle di lui . Vincoli – valori che finora hanno resistito ad ogni rivoluzione e guerra. Sin dal primo viaggio, Vittoria è rimasta molto soddisfatta del modo di vivere di questa gente. “Non basta una vita per capire un Paese, ma pochi giorni di Iran, mi sono serviti per spazzare via dalla mia testa tanti pregiudizi e ad aprirmi le porte a mille nuovi interrogativi”. Mentre l’aereo li sta portando a casa, lei ha capito che l’Iran della Lolita di Oriana Fallace, non è solo apparenza ma anche sostanza in termini di valori e di sentimenti. L’Iran, settanta milioni di abitanti, 5 milioni di barili di petrolio prodotti al giorno, un patrimonio artistico e culturale straordinario, un regime dittatoriale in evidente difficoltà. Una gioventù vivace e desiderosa di riscatto. “E’ un Paese – ci sottolinea - importante, bello, intelligente e attraente”. Imani di tutto questo è contento, perché in lui “passato presente e futuro” hanno un tempo e un luogo solo: l’Italia.
Fonte Garganopress.net

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